
E un giorno che ha cambiato per sempre la sua vita.
Antonio, infatti, è “lo sparatore”, il poliziotto che, disobbedendo agli ordini ricevuti, ha aperto il fuoco contro terroristi che avevano appena ucciso il finanziere Antonio Zara. “L’ho fatto per legittima difesa – dice – e se potessi tornare indietro avrei sparato prima. Se lo avessi fatto, forse quel povero ragazzo sarebbe ancora vivo”.
Non si dà pace oltre che di non aver potuto impedire quell’omicidio a sangue freddo, anche dell’oblio che è caduto su questo fatto criminale. “Nessuno mi ha ascoltato. Vivo nel mio silenzio e cerco di combattere, trovare qualcuno che cerchi di capire e di capirmi. Ho parlato dei dettagli della mia terribile esperienza persino con i miei figli solo da pochi anni”.
Dopo aver lasciato la polizia, con grande dignità si è rimboccato le maniche per trovare un altro lavoro: “forse ho trascurato la mia famiglia, sono stato poco presente, ma non avevo orari come in polizia e dovevo pensare a far crescere e dare un futuro ai miei tre figli”. Antonio crede nella forza della resilienza, “Io lo penso sempre, è la cosa per cui mi batto”.

E dopo così tanti anni, è riuscito a perdonare?
“Che cosa vuoi perdonare?” conclude amaramente “Da cristiano dico ama il tuo nemico, porgi l’altra guancia. Ma nessuno sa dove siano questi terroristi, si sa solo che hanno ucciso. E cosa ha fatto l’Italia per rintracciarli? Ha preferito dimenticare. L’indifferenza mi fa rabbia, se nessuno ti ascolta”.