È scomparsa a Roma Anna Laura Braghetti, già appartenente alla colonna romana delle Brigate Rosse e coinvolta nel sequestro e nell’uccisione di Aldo Moro.
Davanti alla morte di una persona si impone sempre un sentimento di umana pietà. Braghetti scelse di militare in un’organizzazione terroristica che colpì lo Stato democratico, causò la morte di servitori della Repubblica e lasciò ferite ancora aperte in molte famiglie.
Con la sua scomparsa si chiude un’altra possibile via di conoscenza su una delle pagine più controverse della storia repubblicana. Ogni volta che viene meno chi ha avuto un ruolo diretto negli anni del terrorismo, si riduce la possibilità di aggiungere un frammento di verità a un quadro che, sul caso Moro come su altri episodi, resta incompleto.
Nel corso degli anni Anna Laura Braghetti ha raccontato la propria esperienza, soprattutto con il libro “Il prigioniero”, offrendo una testimonianza unica su ciò che avvenne nell’appartamento di via Montalcini e mostrando di essere consapevole della gravità di quelle scelte.
Tuttavia, questo lavoro di narrazione non ha colmato il bisogno, sentito dalle vittime e dai loro familiari, di un pieno riconoscimento del dolore inflitto e di tutte le responsabilità. Per questo la sua scomparsa ci ricorda quanto sia ancora necessario che chi ha vissuto quegli anni parli con chiarezza, senza zone d’ombra, perché la memoria delle vittime venga finalmente onorata fino in fondo.
Per noi che rappresentiamo le vittime del terrorismo e i loro familiari, la verità non è un esercizio di archivio: è una forma di giustizia. Senza verità piena non c’è reale riconoscimento del torto subito, non c’è educazione civile delle nuove generazioni, non c’è autentica memoria pubblica. Il tempo che passa non giustifica il silenzio; anzi, lo rende più pesante. La pietà per la persona scomparsa, dunque, va di pari passo con la fermezza della memoria.
Restiamo accanto a chi fu colpito da quella stagione di violenza – alle famiglie, alle scorte, a chi ha perso un padre, una madre, un coniuge in nome di un’ideologia armata – e ribadiamo che l’Italia deve poter conoscere tutto ciò che è conoscibile su quelle vicende.
La morte di Anna Laura Braghetti è un promemoria severo: i protagonisti di quegli anni stanno uscendo di scena, ma le domande delle vittime restano. E noi continueremo a farle.
Allo stesso tempo, davanti alla fine di una vita, ci fermiamo in silenzio. Ogni persona è più delle scelte che ha compiuto. A chi oggi la piange va il nostro pensiero. Che questa morte sia almeno occasione perché si rafforzi il rifiuto della violenza e cresca, nel Paese, il desiderio di verità e di giustizia per tutte le vittime del terrorismo.