Il 12 febbraio 2025, un quindicenne di Bolzano è stato arrestato dalla Sezione antiterrorismo della Digos con l’accusa di pianificare un attentato di matrice neonazista. Il giovane, sospettato di appartenere al gruppo satanista e suprematista “764”, aveva intenzione di colpire persone vulnerabili nei pressi di un impianto sportivo in Alto Adige, documentando l’atto per diffonderlo nel dark web.
Dettagli dell’operazione
L’intervento delle forze dell’ordine è avvenuto all’alba, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale per i minorenni di Bolzano. Durante la perquisizione domiciliare, sono stati sequestrati due computer, uno smartphone, un’ascia e materiale che testimonia l’affiliazione del giovane al gruppo “764”. Questo gruppo estremista internazionale prende il nome dal codice postale parziale della città natale del suo fondatore in Texas.
Accuse e Indagini
Il ragazzo è accusato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo, fabbricazione e utilizzo di ordigni esplosivi, porto abusivo di armi, danneggiamento aggravato e detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Le indagini hanno rivelato che il giovane era attivo su vari canali Telegram e possedeva un portafoglio di Bitcoin, indicando una certa familiarità con strumenti digitali avanzati.
Il Ruolo della scuola nella prevenzione
Questo episodio solleva interrogativi sul ruolo delle istituzioni educative nella prevenzione della radicalizzazione giovanile. La scuola, in collaborazione con le famiglie, ha il compito di osservare e segnalare eventuali segnali di allarme, come interessi ossessivi per contenuti violenti o atteggiamenti antisociali. Un approccio multidisciplinare che coinvolga educatori, famiglie e comunità locali è essenziale per prevenire l’estremismo violento tra i giovani.
Conclusione
L’arresto del quindicenne a Bolzano evidenzia la crescente minaccia della radicalizzazione tra i giovani e l’importanza di interventi preventivi efficaci. È fondamentale che famiglia, scuola e comunità collaborino per individuare e affrontare tempestivamente i segnali di disagio, promuovendo un ambiente educativo sano e inclusivo.